Crea profilo Accedi
pp06592126.png
Forniamo articoli da regalo perl’ingrosso
pp0bd3e2e7.png
Sito riservato
pp8404ba98.png
ppb383a3db.jpg
pp30137748.jpg
ppcc0d2bcc.jpg
pp0089ff99.jpg
ppd7e73c72.jpg
pp8a0c9542.jpg
ppd6902042.jpg
ppc7e73a5a.jpg
3. Commercio equo

Ho impiegato due mesi viaggiando principalmente in India, e occasionalmente in Cina, alla ricerca di prodotti nuovi che potessero soddisfare i desideri dei nostri clienti.

Le immagini alla sinistra sono state scattate durante la visita a delle fabbriche locali.

La modalità commerciale in India è che le merci destinate all'esportazione hanno prezzi più alti che i prodotti destinati alla vendita interna. Questo significa che le compagnie che esportano dovrebbero essere in grado di fornire paghe e condizioni migliori per il proprio personale (e un prodotto di qualità migliore). Sono felice di lavorare in questo sistema, ammesso che veda benefici. Questa è la mia versione di commercio equo.

Fate attenzione ad alcuni importatori che lavorano al di fuori di questo sistema comprando come se il prodotto fosse per il mercato locale per poi invece esportarlo, in modo da aumentare i profitti, competendo scorrettamente con gli altri importatori.

David
pp95e2ff5d.jpg
Come compagnia, abbiamo scelto di non ignorare questi argomenti ed, essendo temi molto delicati e complessi,   abbiamo pertanto voluto dedicargli il dovuto spazio. Molta gente non crede che etica e affari possano convivere; noi siamo più che orgogliosi  di affermare che la maggioranza dei nostri clienti crede a questa affermazione e che dal canto nostro, facciamo del nostro meglio per assicurare che i nostri fornitori rispettino i nostri principi.

Le domande più frequenti che riceviamo riguardo alle nostre policy commerciali si possono raggruppare in tre categorie:

1. Prodotti testati sugli animali.
2. Lavoro minorile in nazioni in via di sviluppo.
3. Commercio equo.

1. Prodotti testati sugli animali

Nessun prodotto che commercializziamo è stato testato su animali.  E' comunque virtualmente impossibile per qualsiasi società dichiarare che tutti gli ingredienti di base che vengono usati in un prodotto non sono mai* stati testati su animali.
Possiamo però dichiarare che per tutto quello che ci è possibile, impieghiamo ingredienti puri e naturali: usiamo solo fornitori stimati, che sono accomunati ai nostri stessi principi, e che si sforzano di produrre merci su cui non gravi crudeltà.
* E probabilmente molto più accurato dire che nessun ingrediente di base è stato testato su animali a partire dal 1967.

2. Lavoro minorile

Facciamo del nostro meglio per verificare se una società usa minori o schiavi come lavoratori e, se risulta che impiega questo tipo di risorse, quella compagnia non commercerà con noi. Ai giorni nostri però è bene tenere conto che ci sono alcune compagnie indiane o dell'estremo est, che non ammetterebbero mai apertamente l'impiego di simili risorse. In questo ambiente è necessario sempre prestare molta attenzione, ed avere un acuto senso di intuizione con le compagnie con cui si fanno affari.

I prodotti esportati, di solito hanno prezzi superiori a quelli equivalenti che si possono trovare nei mercati locali, per cui non c'è nessuna pressione commerciale in gioco che possa portare una compagnia all'impiego di tali mezzi. Ciò che rischiano di ottenere non è un guadagno, ma di perdere del tutto l'attività commerciale. L'uso deliberato e sistematico di lavoro minorile è, a nostra opinione,  un'atto immorale e una manifestazione di estrema cupidigia.

Comunque, e questo è un punto un po' difficile da accettare, è riconosciuto che spesso, in attività a conduzione famigliare, i bambini contribuiscono nell'attività di famiglia.  In India, per esempio, molti componenti vengono manifatturati in villaggi da lavoratori esterni alle compagnie. Ci sono oltre un milione di villaggi in India che vivono di agricoltura e producono manifattura come mezzo ulteriore di guadagno. Ognuno di questi villaggi passa di generazione in generazione le proprie capacità per assicurarsi questa fonte di guadagno extra. Molti di questi villaggi non dispongono di acqua corrente o elettricità, nonostante questo molti dei loro bambini al mattino attendono scuola mentre al pomeriggio aiutano nell'attività di famiglia.
Nel febbraio del 2006 ho deciso di voler andare a visitare uno di questi villaggi e, durante un viaggio a Calcutta, sono riuscito a persuadere uno dei miei fornitori a portarmi a visitare uno di questi villaggi.

La verità che ho trovato è che i villaggi in India sono un'enorme industria collettiva domestica. E' organizzata superbamente con agenti rappresentanti singoli gruppi, o interi villaggi, che trasportano i prodotti primari, e raccolgono il prodotto finito. Ogni area dell'India ha la sua abilità particolare che viene trasmessa dalle generazioni precedenti. Cosa producono? Quella gonna etnica che stai indossando, la maglietta, la borsa di iuta, quei giocattoli di legno, le perline dei tuoi gioielli; sono tutti oggetti fatti da questi villaggi  indiani. Certo, esistono le fabbriche, ma spesso il lavoro in eccesso viene preso da questi villaggi. Questa scoperta mi ha turbato non poco. Mi sono preoccupato che ci fosse uno sfruttamento fosse endemico in questo tipo di "cultura dell'industria", per cui ero determinato a verificarlo personalmente.

Ci siamo fermati in una piccola baracca allestita a negozio, e nel momento in cui siamo scesi dal nostro 4x4, dozzine di bambini sono arrivati di corsa, ma con mia sorpresa, nessuno di loro ci ha chiesto elemosina o tirato la falda della giacca (come in città). Sono venuti per osservarci e sorridere, curiosi dalle nostro aspetto così differente. Non abbiamo potuto fare altro che ricambiare i loro sorrisi. Il mio uomo in Calcutta (che pure riteneva questa come una sorta di avventura) chiese alla persona nella baracca se si fosse potuto visitare il villaggio, un enorme e brillante sorriso ci fornì immediatamente la risposta a quella domanda. Così, ci incamminammo su un sentiero di mattoni molto ben curato, mentre ci sentivamo come il pifferaio magico di Hamelin: al nostro seguito avevamo una folla di bambini ridenti e saltellanti. In breve tempo arrivammo al villaggio. Ad entrambi i lati del cammino, ad intervalli c'erano complessi edilizi isolati, fatti di muri di fango, con un piccolo cortile interno dove le famiglie lavorano, mangiano e nel caldo dell'estate dormono. Chiedemmo se andasse bene entrare a visitare uno di questi complessi, e naturalmente lo fu. Tutti i bambini al nostro seguito si accalcarono schiacciandosi dentro dopo di noi. Trovammo immediatamente questa fantomatica industria domestica in piena attività. Questo villaggio in particolare era specializzato nella produzione di lussuosi sari ornati di lustrini, generalmente indossati dalle signore nelle città. In trazione tra dei pali di bambù c'era la creazione corrente, un vero lavoro fatto in famiglia con ogni generazione coinvolta inclusi, oso dire, i bambini. Loro mi dissero che molti dei loro talenti e segreti manifatturieri sono gelosamente custoditi e passati in forma orale alle generazioni successive.

Questo non era un ghetto infestato da ratti, e risuonante del ronzio delle zanzare: pur essendo privo di ogni comodità moderna, inclusa l'elettricità, tutto era pulito ed ordinato. L'atmosfera era industriosa e tutti sorridevano. Scoprimmo che i bambini frequentavano una scuola mattutina situata a circa un chilometro e mezzo prima di arrivare al villaggio, ma cosa mi ha colpito di più di quel posto è che tutti avevano sorrisi in stile hollywoodiano con una dentatura perfetta, bianca e splendente!

Questo era solo un villaggio su un milione, e sebbene abbia visitato altri villaggi di pescatori simili nella Sunderbans, non era certo la povertà  e condizioni da terzo mondo che mi aspettavo di trovare. Lo stile di vita che ho visto, se non altro, sembrava essere una sorta di pacifica utopia. L'opinione comune di tutta la gente sugli abitanti di questi villaggi è che sono onesta e brava gente, e indubbiamente grandi lavoratori.